<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:g-custom="http://base.google.com/cns/1.0" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" version="2.0">
  <channel>
    <title>studio-ferulli-v2</title>
    <link>https://www.studioferulli.it</link>
    <description />
    <atom:link href="https://www.studioferulli.it/feed/rss2" type="application/rss+xml" rel="self" />
    <item>
      <title>Soci lavoratori di Srl: la Cassazione dice no ai contributi INPS sugli utili non distribuiti</title>
      <link>https://www.studioferulli.it/cassazione-inps-utili-riserva-soci-lavoratori-srl</link>
      <description>Sei sentenze della Cassazione cambiano il calcolo dei contributi INPS per i soci lavoratori di Srl: gli utili accantonati a riserva escono dalla base imponibile contributiva.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Da qualche settimana la Corte di Cassazione ha cambiato le carte in tavola per chi è socio lavoratore di una Srl. Con sei sentenze pronunciate a distanza di un giorno l'una dall'altra — un blocco compatto, non una decisione isolata — la Corte ha stabilito un principio che tocca direttamente la tasca di molti imprenditori: i contributi INPS dovuti alla Gestione commercianti o artigiani non possono essere calcolati sull'intero utile prodotto dalla società, se quell'utile resta accantonato a riserva e non viene distribuito.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Di chi si parla, esattamente
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      La distinzione di partenza è tra socio di capitale e socio lavoratore. Chi ha investito in una Srl senza svolgervi un'attività abituale e prevalente — chi non lavora concretamente nell'impresa — non è tenuto all'iscrizione INPS solo per il fatto di possedere quote: il tema che segue non lo riguarda. Chi invece lavora ogni giorno in azienda, con carattere di abitualità e prevalenza, è tenuto a iscriversi alla Gestione commercianti o artigiani, e resta tenuto a versare almeno il contributo minimo annuo. È su 
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;em&gt;&#xD;
        
                      
        
    
    questa
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;/em&gt;&#xD;
      
                    
      
  
   platea che le sentenze intervengono: non sull'obbligo di iscrizione in sé, ma su come si calcola la parte variabile del contributo.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Cosa cambia
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Finora la prassi INPS — recepita anche nelle istruzioni del quadro RR del modello Redditi — considerava, nella base imponibile contributiva del socio lavoratore, l'intera quota di utile d'impresa a lui riferibile in base alla percentuale di partecipazione, indipendentemente dal fatto che quell'utile fosse stato distribuito o lasciato in azienda. Un socio che possiede il 100% di una Srl con 100.000 euro di utile, tutto accantonato a riserva per finanziare investimenti, si è quindi trovato più volte a pagare contributi previdenziali su un reddito che non aveva mai incassato.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      La Cassazione ha chiarito che questo automatismo non regge. Il principio, in sintesi: la base imponibile contributiva presuppone che il reddito sia stato 
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;b&gt;&#xD;
        
                      
        
    
    dichiarato ai fini IRPEF
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;/b&gt;&#xD;
      
                    
      
  
   dal socio — e questo accade solo quando l'utile viene effettivamente distribuito, oppure quando la società ha optato per la trasparenza fiscale. Finché l'utile resta accantonato a riserva in una Srl ordinaria, non è reddito personale del socio: è reddito della società, soggetto autonomo. L'INPS non può trasformarlo per via interpretativa in un "reddito virtuale" ai fini contributivi.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Un punto tecnico da non sottovalutare
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Le sentenze riguardano annualità 2014-2017, quando il trattamento fiscale dei dividendi era diverso da quello attuale. Dal 2018 gli utili distribuiti a persone fisiche fuori dal regime d'impresa scontano una ritenuta secca del 26%, e non transitano più in dichiarazione dei redditi. Il principio della Cassazione, applicato al sistema attuale, sposta quindi l'attenzione sul momento dell'effettivo incasso del dividendo (principio di cassa) più che su una logica di imputazione IRPEF in senso stretto: un dettaglio che incide su 
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;em&gt;&#xD;
        
                      
        
    
    quando
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;/em&gt;&#xD;
      
                    
      
  
  , esattamente, l'utile accantonato può tornare a generare contributi una volta distribuito.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Cosa può fare oggi un imprenditore
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      L'INPS non ha ancora adeguato le proprie circolari né le istruzioni del quadro RR: siamo in una fase transitoria in cui esistono margini di azione ma anche margini di rischio. In sintesi, le strade percorribili sono tre: continuare con il criterio tradizionale in attesa di un chiarimento ufficiale dell'Istituto; adeguarsi da subito al principio della Cassazione per le prossime dichiarazioni, dichiarando a fini contributivi solo gli utili effettivamente distribuiti (documentando con delibere assembleari e bilanci la scelta di accantonamento); oppure valutare, per gli anni pregressi entro il termine di prescrizione quinquennale, se presentare dichiarazioni integrative e istanze di rimborso — ma solo dopo aver simulato il beneficio netto reale, perché i contributi versati in passato sono stati dedotti dal reddito imponibile IRPEF, e un rimborso comporta la riliquidazione di quella deduzione.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Nessuna di queste tre strade è priva di implicazioni, e la scelta giusta dipende dalla situazione specifica della società e del socio — quanto è stato accantonato, in quali anni, con quale regime fiscale, quali sono i piani di distribuzione futuri.
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h2&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Parliamone insieme
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h2&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
                    
      Se la tua Srl ha soci lavoratori con utili accantonati a riserva, vale la pena verificare la tua posizione contributiva prima della prossima dichiarazione dei redditi. 
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;a href="https://www.studioferulli.it/contattaci"&gt;&#xD;
        
                      
        
    
    Contattaci
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
                    
      
  
   per una consulenza dedicata alla consulenza fiscale e societaria: valutiamo insieme la strada più adatta alla tua situazione. Puoi anche scriverci direttamente a 
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;a href="mailto:segreteria@studioferulli.it"&gt;&#xD;
        
                      
        
    
    segreteria@studioferulli.it
  
  
      
                    &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
                    
      
  
  .
    
                  &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/17235c0d/dms3rep/multi/pexels-photo-31602788-fa693372.jpeg" length="97627" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 15:26:15 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studioferulli.it/cassazione-inps-utili-riserva-soci-lavoratori-srl</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/17235c0d/dms3rep/multi/pexels-photo-7063739.jpeg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/17235c0d/dms3rep/multi/pexels-photo-31602788-fa693372.jpeg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Trattative tra imprese, buona fede e responsabilità precontrattuale: perché il contratto inizia prima della firma</title>
      <link>https://www.studioferulli.it/buona-fede-e-responsabilita-precontrattuale</link>
      <description>Buona fede e responsabilità precontrattuale: cosa dice l'art. 1337 c.c., quali informazioni dichiarare e come tutelarsi prima della firma di un contratto.</description>
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Quando si parla di contratti, l'attenzione corre quasi sempre al momento della firma: il notaio, la stretta di mano, la data sul frontespizio. Tutto ciò che viene prima — incontri, telefonate, documenti scambiati, rassicurazioni più o meno impegnative — viene vissuto come una terra di nessuno, informale e priva di conseguenze. È una convinzione diffusa, ed è sbagliata: il nostro ordinamento presidia anche la fase delle trattative, e lo fa con un principio che il Codice civile ha ereditato dal diritto romano, la bona fides.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Chiunque abbia comprato o ceduto un'attività, trattato l'ingresso di un socio, negoziato l'affitto di un ramo d'azienda o il passaggio generazionale della propria impresa sa che in questa fase si muove per settimane, talvolta per mesi. Ed è proprio lì che si annidano i rischi maggiori: un dato economico comunicato a metà, una criticità taciuta perché ritenuta "non decisiva", una mail scritta con troppa leggerezza possono pesare sulla corretta formazione del consenso più di qualunque clausola del contratto definitivo.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Che cosa dice il Codice civile
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Il discrimine sta nel come. Diventano fonte di responsabilità il recesso ingiustificato da una trattativa dopo che si era raggiunta un'intesa di massima; la trattativa maliziosa, condotta con un fine diverso da quello dichiarato — scoraggiare altri acquirenti, per esempio, o mettere le mani su documenti riservati; la reticenza su elementi che l'altra parte avrebbe considerato decisivi per la propria valutazione; la conclusione di un contratto invalido o a condizioni svantaggiose per effetto di un comportamento sleale.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Dalla violazione di questi doveri nasce la
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          responsabilità precontrattuale
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          , che la tradizione giuridica chiama anche responsabilità per culpa in contrahendo: la responsabilità di chi, nella fase che precede la conclusione del contratto, tiene un comportamento scorretto e provoca un danno all'altra parte. Qui il contratto potrebbe non essere mai stato firmato, quindi di inadempimento in senso proprio non si può parlare; ciò che l'ordinamento sanziona è il modo in cui ci si è comportati lungo la strada.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Buona fede soggettiva e buona fede oggettiva
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          La buona fede in senso oggettivo, che è quella dell'articolo 1337, è tutt'altra cosa: una regola di condotta, un obbligo di comportamento che prescinde da ciò che le parti sanno o credono. Impone di informare la controparte sui fatti rilevanti della trattativa, di usare un linguaggio comprensibile, di mantenere riservato ciò che si apprende, di compiere gli atti necessari perché il contratto sia valido ed efficace. L'esempio classico di violazione è la rottura improvvisa e immotivata delle trattative quando l'altra parte aveva ormai maturato una ragionevole certezza che l'accordo si sarebbe concluso.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Liberi di non firmare, obbligati a essere corretti
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Le informazioni: che cosa va messo sul tavolo
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Nella pratica professionale, la maggior parte dei problemi nasce dalla gestione delle informazioni. In molte piccole e medie imprese la trattativa vive ancora di informalità: ci si incontra, ci si fida, ci si scambia qualche documento e si rinvia tutto il resto al momento della firma. Un approccio che può reggere quando l'operazione è semplice, ma che diventa pericoloso quando l'oggetto è un'azienda, una partecipazione societaria, un ramo d'attività o un rapporto commerciale destinato a durare.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Chi vende o concede in affitto un'attività deve rappresentare con chiarezza tutto ciò che incide sulla valutazione: debiti verso banche, fornitori, Agenzia delle Entrate e INPS; rapporti con dipendenti e collaboratori; contenziosi in corso o potenziali; condizioni particolari del contratto di locazione; autorizzazioni, SCIA e licenze; eventuali irregolarità edilizie, fiscali o contributive; vincoli con soci, franchisor o finanziatori. Vale anche lo specchio: chi compra non può usare la trattativa come pretesto per conoscere marginalità, elenchi clienti e strategie interne senza un reale interesse alla conclusione dell'affare, né tenere impegnata la controparte per mesi con richieste di documenti quando l'obiettivo vero è un altro.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Gli strumenti per trattare da professionisti
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Nelle operazioni di un certo peso, la fase precontrattuale ha i suoi strumenti tipici: l'
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          accordo di riservatezza
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           , che impedisce l'uso dei dati appresi per finalità diverse dalla valutazione dell'operazione; la
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          lettera di intenti
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           (o head of agreement), che fotografa lo stato della trattativa, distingue i punti già condivisi da quelli ancora aperti e chiarisce che la firma resta subordinata alle verifiche; il semplice riepilogo scritto dopo ogni incontro, cautela apparentemente banale che evita di scoprire, mesi dopo, che ciascuno ricorda la trattativa a modo suo — di regola nel modo a sé più favorevole.
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Questi documenti servono a tutelarsi, ma anche a costruire: sanciscono di volta in volta gli accordi raggiunti, e nei casi patologici diventano la prova di ciò che era stato detto, consegnato e promesso.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Se il danno c'è: l'interesse negativo
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Un ultimo passaggio spesso frainteso riguarda che cosa si può ottenere quando la responsabilità precontrattuale viene riconosciuta. La risposta va cercata nel concetto di
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;strong&gt;&#xD;
      
          interesse negativo
         &#xD;
    &lt;/strong&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          : il risarcimento copre il pregiudizio subito per aver confidato, senza colpa, nella correttezza della trattativa — le spese inutilmente sostenute, i costi di consulenza e perizia, le trasferte, le occasioni contrattuali alternative perse. Chi ha visto sfumare l'affare per un comportamento scorretto altrui non potrà invece pretendere l'utile che quell'affare gli avrebbe reso: mai si potrà obbligare l'altra parte a contrarre, e il risarcimento serve a rimettere le cose a posto, non a punire chi ha cambiato idea.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;h3&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          L'etica delle trattative
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Fin qui la norma. Ma qui esco dal perimetro giuridico ed entro, dichiaratamente, in quello delle opinioni personali: la correttezza nelle trattative, prima ancora che un obbligo dell'articolo 1337, è una regola di buona gestione imprenditoriale. Un accordo costruito su informazioni parziali può sembrare conveniente nel breve periodo, ma genera contenziosi, sfiducia e rapporti fragili; una trattativa condotta con trasparenza produce accordi che reggono e relazioni che durano, con benefici per entrambe le parti e per il livello stesso del mercato in cui operiamo.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Senza voler dettare codici etici, un utile banco di prova per il nostro agire — il nostro, mai quello degli altri — resta la prova delle quattro domande di Herbert J. Taylor, imprenditore americano: ciò che penso, dico o faccio risponde a verità? È giusto per tutti gli interessati? Promuoverà buona volontà e migliori rapporti? Sarà vantaggioso per tutti gli interessati?
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Sul piano pratico, la conseguenza è una sola: la prudenza serve all'inizio, quando la trattativa comincia a diventare seria, e non alla fine, quando le bozze sono già circolate e qualcuno ha già sostenuto costi rilevanti. Troppe volte il professionista viene coinvolto a trattativa ormai compromessa, quando restava ben poco da prevenire e molto da riparare.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           Se state valutando l'acquisto o la cessione di un'attività, l'ingresso di un socio o un'operazione societaria, il momento giusto per parlarne è adesso: potete richiedere una
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.studioferulli.it/contattaci" target="_blank"&gt;&#xD;
      
          prima consulenza conoscitiva senza impegno
         &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
           , oppure approfondire i nostri servizi di
          &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.studioferulli.it/servizi#Consulenzafiscaleesocietaria" target="_blank"&gt;&#xD;
      
          consulenza fiscale e societaria
         &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          .
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          La regola sta nell'articolo 1337 del Codice civile, che recita: "Le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo buona fede". Una riga sola, quasi laconica — il legislatore del 1942, va riconosciuto, sapeva essere sintetico assai più dei suoi successori — ma di portata notevole, perché stabilisce che anche prima della firma esistono doveri giuridici di correttezza.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Per capire davvero la norma serve una distinzione che i giuristi conoscono bene e che vale la pena portare fuori dalle aule. La buona fede in senso soggettivo è uno stato della mente: agisce in buona fede chi non sa di ledere un interesse altrui. Se ignoro che il mio comportamento sta causando un danno, la mia coscienza — giuridicamente parlando — è a posto.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;p&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
          Su questo punto conviene sgombrare subito il campo da un equivoco frequente: la buona fede non obbliga nessuno a concludere il contratto. La libertà negoziale resta piena, e le trattative possono legittimamente saltare per mille ragioni — il prezzo su cui non ci si trova, la banca che non concede il finanziamento, le criticità emerse in due diligence, le condizioni di mercato che cambiano. Tutto questo appartiene alla normale fisiologia degli affari, e nessun giudice potrà mai imporre una firma.
         &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/p&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://irp.cdn-website.com/17235c0d/dms3rep/multi/ChatGPT+Image+9+lug+2026-+13_59_29.png" length="3357103" type="image/png" />
      <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 12:05:43 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.studioferulli.it/buona-fede-e-responsabilita-precontrattuale</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/17235c0d/dms3rep/multi/ChatGPT+Image+10+ago+2026-+13_52_55.png">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://irp.cdn-website.com/17235c0d/dms3rep/multi/ChatGPT+Image+9+lug+2026-+13_59_29.png">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
  </channel>
</rss>
